E’ una questione di democrazia, poter dire quello che si vuole, anche corbellerie, senza essere intimiditi da bossoli e similia.
Anzi, quando chi parla riesce ad argomentare bene la propria posizione, forte di una tradizione bimillenaria, affermando principi di diritto naturale a cui la ragione può arrivare, è da ammirare più che intimidire, meritavole almeno dell’ossequio per l’intelligenza anche se non se ne condividono le posizioni.
Il clima di scontro non è certo dato dalla CEI che ricorda ai cristiani, che la religione non è un supermarket dove si può scegliere cosa prendere e lasciare il resto. Il clima di scontro è stato innescato da chi ha fatto diventare una legittima posizione di cittadini italiani, una indebita ingerenza nella laicità dello Stato. In uno Stato laico ognuno può esprimere le proprie idee.
Con questo post voglio non solo esprimere la mia solidarietà a Mons. Bagnasco, cosa che hanno fatto anche i piromani, ma dare tutto il mio sostegno all’uomo che oggi è perseguitato per avere il coraggio di argomentare le proprie idee. Credo infatti che dal dibattito si sia passati allo scontro quando, di fronte alla nota della CEI e al documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, ci si è scoperti disarmati. Impotenti nell’attacare pronunciamenti dogmatici (che non ci sono nei due documenti), anzi colpiti dalla ragionevolezza di posizioni che non possono che essere condivise, come il diritto dei bambini di vivere in una unione stabile di padre e madre (ci tengo a queste parole prima che vengano cambiate in genitore1 e genitore2).
Di fronte alla ragionevolezza di posizioni condivisibili, l’unica strada è l’attacco personale. Lo ha fatto il Manifesto, lo fanno quanti alzano barricate, lo fa chi spedisce bossoli.



Giovanni Nocera












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