Tra le varie deformazioni del sistema politico italiano c’è anche quella dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione.
Basta seguire un tg che riporti le dichiarazioni per un qualunque problema, per constatare che l’importante è far vedere di avere un’opinione, spesso per andar contro lo schieramento opposto, che avere una proposta intelligente.
Per questa ragione, lo strumento che ne risente maggiormente è internet, nell’evoluzione più sociale che è il web 2.0. Se ne è discusso in un incontro avvenuto a Roma, dove sono emerse tre possibili cause:
1. Per decisione politica. Reazione di chiusura della classe politica alle maggiori aperture della società;
2. Per una poca consapevolezza della portata innovativa e sociale di queste tecnologie sul fare pratico politico.
3. Per disorganizzazione e poca integrazione tra i vari strumenti di comunicazione politica, con particolare focalizzazione ai classici mezzi, televisione e quotidiani.
Internet sembra essere ancora uno strumento di comunicazione per la politica e non della politica.
Anche io sono convinto che l’utilizzo di internet sia ancora percepito solo come un’estensione delle possibilità di visibilità, e quindi da utilizzare come ripetitore per gli utilizzzatori della rete, fondamentalmente un problema di poca consapevolezza delle potenzialità della rete da parte della classe politica.
Ma anche se ne comprendessero le potenzialità l’utilizzo non sarebbe scontato perchè la presenza in rete è complicata, soprattutto se ci si apre al confronto e non si utilizza semplicemente una comunicazione monodirezionale.
Un blog richiede tempo, bisogna avere cose interessanti da scrivere, non ci si può limitare a raccontare fumo, dopo pochi post fumosi si sarebbe eliminati dalla maggior parte degli aggregatori dei blogger di buona forchetta.
Inoltre bisogna avere tempo e voglia di rispondere ai commenti, spesso duri, che potrebbero mettere a dura prova la pazienza di chi scrive, perchè le argomentazioni sono intelligenti, e non si possono liquidare con quattro righe buttate di getto.
Bisogna poi considerare che ad oggi l’accesso a internet non è diffusissimo, siamo a poco meno della metà della popolazione italiana, ma gli utilizzatori coscienti sono molti di meno, quindi la resa di un blog non sarebbe la stessa di uno spot pubblicitario in tv. D’altra parte sono convinto che quanti utilizzano internet come mezzo di informazione e formazione, cerchino standar di qualità superiori. Fidelizzare un gruppo di blogger che leggono, condividono, criticano e diffondono è sicuramente di grande aiuto alla visibilità e favorirebbe la conoscenza delle proposte e dell’attività quotidiana, insieme alla circolazione delle idee.
Naturalmente un sistema di controllo così stringente, una marcatura uno a molti, è fastidioso, ma aiuterebbe la partecipazione, la democrazia e la trasparenza di chi abbiamo posto, pro tempore, a governare.



Giovanni Nocera










