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Ieri Benedetto XVI ha emanato un motu proprio con cui ripristina l’obbligo della maggioranza qualificata dei due terzi per l’elezione del Sommo Pontefice.

Questa norma cambia quanto previsto dalla riforma delle procedure  di elezione del Papa, voluta da Giovanni Paolo II, che prevedeva la possibilità di elezione a maggioranza semplice dopo 33 scrutini senza esito.

Io credo che l’esperienza dell’ultimo conclave abbia convinto Benedetto XVI a tornare alla prassi precedente, ma non necessariamente per evitare che prevalga il Papa espressione di uno schieramento avverso ad un altro, quanto per dare all’opinione pubblica la consapevolezza di un Papa espressione di tutto il Collegio Cardinalizio.

La stampa ha infatti ridotto il conclave all’opposizione conservatori-progressisti, contrapposizione che non credo esista nella realtà, ma che fa molta presa nella pubblica opinone, soprattutto quando qualche anziano cardinale si lascia andare a dichiarazioni poco prudenti.

Un Papa eletto a maggiornza semplice potrebbe subire la delegittimazione mediatica dovuta alla mancanza di pieno consenso. La norma stabilita ieri costringerà i cardinali ad un attento discernimento ed eviterà al futuro Pontefice la contrapposizione di una minoranza qualificata.

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