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Leggo stamattina l’Appello dei Verdi, PdCI, SD e PRC per la convocazione degli stati generali della sinistra. Senza pretesa di fare il maestrino, ma con l’unico intento di avere dei chiarimenti, vorrei inoltrare ai firmatari alcune considerazioni personali che aiuterebbero me, e altri cittadini di Agrigento, a capire meglio la nota a firma di Lillo Miccichè (Verdi), Giovanni D’Angelo (PdCI), Nazareno Vitali (SD), Giovanni Di Benedetto (PRC).

Quattro uomini, di quattro partiti diversi, i quali denunciano che

il modello di vita prevalente è competitivo e violento e nega alle donne la possibilità di essere protagoniste e di decidere della propria vita nel pubblico e nel privato.

Mi sarei aspettato la firma di un dirigente donna, liberata dalla violenza nella sinistra arcobaleno, almeno a dimostrazione che non si danno solo prospettive utopiche, ma quello che si propaganda è messo, anche solo parzialmente, in atto. Invece no, solo ideali da proporre (imporre) agli altri.

Ma affrontiamo un punto che proprio non capisco. Come è possibile che dal

rispetto di tutti i sistemi di idee, di tutte le concezioni religiose, di tutte le visioni del mondo

si possa passare a proporre di

riformare la democrazia e la politica vuol dire nutrire di valori un progetto di società.

Intanto come si definisce il progetto? chi lo definisce? Si deve proporre (imporre) un progetto che preveda il rispetto? E se ci fosse qualche intollerante, o qualche radicalista, bisognerebbe rispettare le sue idee o cacciarlo?

E quali valori dovrebbero nutrire la democrazia se tutti i sistemi di valori sono buoni e da rispettare? Come si scelgono i valori? Decidiamo a maggioranza? E se un giorno la maggioranza decidesse di non mangiare carne di maiale? O se decidesse che il progetto del rispetto ha fallito?

L’appello è scritto in perfetto sinistrese con inflessioni di dialetto arcobalenese. Non manca la solita minaccia di pericolo ambientale verso impianti industriali (inceneritore e rigassificatore) che potrebbero risolvere la questione lavoro per qualche famiglia. Ma quello che più reputo grave è che, di fronte ad un’analisi dei problemi abbastanza realistica, si risponda con le solite frasi, ruminate nei consessi nazionali e riproposte nella particolare situazione locale. Certamente di OGM, di poteri forti, di cattiva informazione di deve discutere, ma è l’urgenza del nostro territorio o ci sono altri temi urgentissimi?

I firmatari, che sono gli stessi che contrastano il rigassificatore in vista di uno sviluppo economico legato al turismo, non dedicano alla questione turismo un solo paragrafo, una sola frase, la parola “turismo” non è presente nell’appello. La freccia “turismo” è sempre pronta nella faretra per essere scoccata contro qualcuno, mai per essere utilizzata per cacciare.

Continueremo ad essere ultimi se, per i soliti problemi, non cominceremo a proporre domande nuove che permettano visioni diverse di realtà che conosciamo da tempo e che da tempo non riusciamo a risolvere.

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2 Responses to “Poche e confuse idee di politica agrigentina”

  1. [...] i commenti si rimanda al post originale a questo indirizzo] Archiviato in Vita Politica  |  Trackback  |  Permalink [...]

  2. [...] Ecoballa siciliana quella che impedisce la realizzazione di un qualunque impianto industriale, il quale potrebbe [...]

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